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Perché Dio ha tanto amato il mondo che, ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Giovanni 3:16 |

sabato 13 gennaio 2018

MONDO. Di nuovo in crescita il numero di cristiani perseguitati e uccisi nel mondo

Pubblicato ieri l'annuale indice dei cristiani perseguitati: le cifre mostrano un aumento delle vittime

Il 2017 appena concluso è stato un altro Annus Horribilis per i fedeli cristiani nel mondo.

3066 persone uccise, 793 chiese vittime di attacchi, 1922 detenuti per fede, sono le drammatiche cifre che testimoniano la situazione.

E’ stato presentato ieri il consueto “Indice mondiale delle persecuzioni”, termometro che misura il grado di libertà religiosa sul nostro pianeta. La triste classifica delle nazioni in cui i cristiani patiscono le pene maggiori è aperta ancora una volta dalla Corea del Nord, seguita dall’Afghanistan che scala una posizione, dalla Somalia, seconda lo scorso anno, e poi da Sudan, Pakistan, Eritrea, Libia. Proprio quest’ultimo Paese africano è quello che compie il maggior balzo in avanti passando dall’undicesimo al settimo posto, segno dell’estrema instabilità dell’area, interessata dalla congestione di centinaia di migliaia di migranti che tentano un approdo in Europa.

La classifica è costruita tenendo insieme una serie di parametri che riguardano la vita privata, quella familiare, la vita civile, sociale e quella ecclesiastica dei cristiani residenti.

Per quel che riguarda le vittime è ancora una volta la Nigeria lo Stato con più cristiani uccisi, ben 2.000 a fronte dei 695 dello scorso anno ( nel 2015 furono addirittura 4028), seguito dalla Repubblica Centrafricana (500 morti), dalla Repubblica democratica del Congo (136 morti), dall’Egitto (128), dal Cameroun (100). Una classifica pressoché tutta africana questa, un continente sferzato da bande armate che spesso celano dietro il fondamentalismo religioso ambizioni assai più terrene. La grande assente in questo caso è la Corea del Nord, perché non è possibile ottenere dati certi, eppure è noto che sono decine di migliaia i cristiani rinchiusi nei campi di lavoro forzato. Preoccupanti i segnali che provengono dal sud-est asiatico, comprese la Birmania e la Cambogia.

Si è passati dai 1200 morti del 2012, ai 2123 del 2013, ai 4344 nel 2014, fino ai 7100 del 2015 e ai 1207 nel 2016, per tornare quindi a crescere in maniera significativa nell’anno appena terminato.

Le chiese vittime di attacchi o vandalismo lo scorso anno furono 1329, quest’anno 793. Un calo consistente, con il Pakistan a guidare la graduatoria con 168 attacchi (furono addirittura 600 nel solo Paese asiatico nel 2016), seguito dalla Repubblica Centrafricana con 157 attentati, dall’India con 34, dalla Colombia con 32, dal Sudan con 25.

Fra le poche note liete si segnala il miglioramento delle condizioni in Siria, parzialmente liberata dallo Stato Islamico, con una classifica che passa dal sesto al quindicesimo posto

A curare questi studi è la Organizzazione non governativa franco-svizzera di matrice cristiano evangelica “Portes Ouvertes”, fondata nel 1955 dalla missionaria battista olandese Anne van der Bijl, con una missione inizialmente incentrata sulla diffusione della Bibbia e sulla verifica delle condizioni dei cristiani nei paesi dell’Est Europa, all’epoca sotto la dominazione sovietica, certo non tenera nei confronti dell’universo religioso. Da quel progetto iniziale le attività si sono ramificate in tutto il resto del mondo, con l’obiettivo primario di monitorare le condizioni di vita dei fedeli cristiani nelle varie nazioni.

di Claudio Geymonat | riforma.it

giovedì 11 gennaio 2018

MONDO. Il più grande movimento in favore dei perseguitati!

2017: spiegare e mobilitare!

Alla conclusione del 2016 vi scrissi che quello era stato l’anno della consapevolezza e che il 2017 sarebbe stato l’anno in cui spiegare la persecuzione e mobilitare sempre più persone in favore dei perseguitati. Per grazia di Dio così è stato. Oltre 808.000 persone di addirittura 143 paesi nel mondo hanno alzato la voce in favore dei perseguitati in Medio Oriente, firmando la nostra petizione e dandoci l’opportunità di presentarla alle Nazioni Unite.

A inizio anno esplose il caso dell’Emergenza umanitaria nel nord-est della Nigeria, con campi profughi improvvisati di cristiani lasciati praticamente a morire dalle autorità locali e dal sistema corrotto di soccorsi. Trattandosi di una delle zone più pericolose e ostili al Vangelo, come Porte Aperte abbiamo sentito la chiamata ad essere noi la risposta alle preghiere dei nostri fratelli e sorelle là: la vostra risposta materiale in donazioni per questa emergenza è stata pronta e, grazie a tanti donatori di altri paesi, abbiamo distribuito aiuti utili per mesi a oltre 15.000 famiglie nell’estremo bisogno. È stato semplicemente un miracolo!

In Italia abbiamo potuto visitare decine e decine di chiese, informando e mobilitando, mentre i nostri oltre 300 ambasciatori mantenevano un contatto con noi e la propria comunità locale. Volontari in molti campi ci hanno sostenuti, dalle traduzioni agli eventi, passando per il videoediting e il lavoro amministrativo. Migliaia di voi hanno scaricato il calendario di preghiera e ricevuto la nostra rivista, pregando e informandosi sui perseguitati.

Il 2017 è stato un anno in cui le cosiddette “fake news” (bufale) anche nel campo della persecuzione hanno bussato ai nostri cellulari (via WhatsApp) e ai nostri account social (Facebook in testa), a cui abbiamo ribattuto smascherandole grazie alla nostra rete nel campo missionario. Ma lasciatemi dire che ciò è stato possibile perché VOI avete contattato noi, dandoci l’opportunità di denunciare quelle bufale tempestivamente.

A proposito di notizie serie e valide, il 10 gennaio prossimo uscirà in contemporanea in molti paesi (anche in Italia) la nostra nuova World Watch List (2018), il report che troverete ripreso in molti giornali, radio e tv, poiché negli anni si è attestato come l’analisi più autorevole sulla persecuzione dei cristiani. Esso analizzerà quanto accaduto nel 2017 e si può già preannunciare che la persecuzione è ancora aumentata. Gli abbonati alla nostra rivista riceveranno a casa la mappa con il numero di febbraio/marzo, e fatemi dire, la riceveranno assieme a una rivista completamente rinnovata, con più storie, testimonianze e insegnamenti dalla Chiesa perseguitata.

Dunque insieme abbiamo sostenuto i perseguitati, ma anche spiegato, informato e mobilitato altri italiani in favore della Chiesa perseguitata, nella convinzione che il movimento in favore dei perseguitati sia a una svolta. La persecuzione aumenta; sempre più cristiani (oltre 215 milioni) pagano un prezzo elevato per la nostra stessa fede. La chiamata alla Chiesa italiana e mondiale è partita! E’ un cambio epocale: il più grande movimento in favore dei perseguitati sta prendendo corpo. Grazie per far parte di questo crescente, globale e vibrante movimento!

Vostro in Lui

Cristian Nani Direttore della missione Porte Aperte

lunedì 8 gennaio 2018

MONDO. India: Aggressione ai cristiani evangelici in Tamil Nadu

Chennai – Quattro persone, tra le quali il leader locale del Bharatiya Janata Party (BJP), sono in stato di fermo a Coimbatore, in Tamil Nadu, dopo le violenze e gli atti vandalici compiuti in una sala di preghiera cristiana il 9 dicembre scorso. Come riferito dalla polizia, nella violenza perpetrata dagli estremisti indù tre persone sono rimaste ferite. Come appreso da Fides si è trattato di un’aggressione del tutto gratuita e immotivata, compiuta durante un incontro di preghiera pre-natalizio. La sala di preghiera è gestita dal Pastore Vinod Kumar della comunità cristiana evangelica, a capo della “New Life Profetic Charitable Trust”.

Nandkumar, un leader locale del BJP e altri tre militanti hanno fatto irruzione nella sala chiedendo all’assemblea di interrompere la liturgia. L’amministrazione del distretto di Coimbatore in precedenza aveva ordinato che circa 30 di tali sale di preghiera nell’area fossero chiuse, in seguito a obiezioni promosse da parte dei militanti del BJP, che lamentano “rumore e disturbo”.

Secondo la polizia, nonostante l’ordine di chiusura dell’aula, i cristiani hanno comunque organizzato una celebrazione che ha indotto l’aggressione dei militanti.

I cristiani locali raccontano che l’attacco è stato ordito da un gruppo di estremisti che si sono riuniti appositamente per fermare la liturgia cristiana. Nell’attacco, un cristiano ha riportato una ferita alla testa e una donna ha subito una frattura, mentre altri fedeli hanno riportato ferite lievi.

“Non abbiamo fatto niente di male, volevamo solo celebrare il Natale e distribuire alcuni beni ai poveri”, ha detto il Pastore Karthik, presente nella sala.

I fedeli cristiani chiedono protezione invitano la polizia a “intraprendere un’azione rigorosa contro gli imputati”. La polizia non ha ancora presentato una denuncia ufficiale. I militanti affermano che i cristiani non avevano il permesso di organizzare alcun incontro.

Il BJP, partito politico indiano , appartiene alla destra nazionalista indù e governa in India a livello federale (con il Premier Narendra Modi) ma anche in 18 stati indiani su 29. E’ fiancheggiato da organizzazioni paramilitari violente e contrarie alle minoranze religiose come il Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS). (PA) (Agenzia Fides 12/12/2017)

Fonte: Fides.org

martedì 26 dicembre 2017

MONDO. Egitto: parlano i figli di un martire ucciso dall’ISIS

Intervista a Marco e Mina, figli di Ayad, cristiano copto giustiziato da un commando dell'ISIS per aver rifiutato di rinnegare Gesù

Marco (14) e Mina (10 - entrambi nella foto) hanno visto il padre venire giustiziato per aver rifiutato di rinnegare Gesù. Sebbene siano fieri di papà, per la sua incrollabile fede persino di fronte alla canna di una pistola, quei tragici eventi hanno lasciato una ferita nel loro cuore. Ci troviamo nella regione di Minya, Egitto. Un giorno Ayad, cristiano copto, decise di portare i suoi due figli a vedere il lavoro del loro papà. La strada portava al monastero Saint Samuel, e un bus avanti alcuni km da loro fu fermato da un commando dell'ISIS. Ma poi i terroristi sentirono la macchina di Ayad arrivare, che oltre ai bimbi aveva con sé colleghi di lavoro.

"All'improvviso in lontananza abbiamo sentito degli spari", afferma il piccolo Mina. "Papà ci disse di accucciarci dietro i sedili". Mentre racconta l'orribile tragedia, il piccolo Mina siede composto: "Abbiamo sentito che trascinavano fuori papà. I terroristi gli hanno gridato che doveva convertirsi all'islam, ma la sua risposta è stata no. E subito dopo gli hanno sparato…". Anche i colleghi di papà sono stati fatti scendere e uccisi perché sono rimasti fermi nella loro fede. Stiamo parlando di cristiani copti, una forma di cristianesimo tradizionale presente da secoli e molto colpita dall'estremismo islamico in questi anni in Egitto. Un terrorista si accorse della presenza dei ragazzini e dall'esterno ha sparato mancandoli. Poi un altro miliziano del commando ha detto: "Lasciali in vita perché raccontino", ci riporta sempre il piccolo Mina, con ancora negli occhi le immagini dei corpi a terra.

Ma poi è Marco a parlare: "Non sapevamo cosa fare. Volevamo aiutare, ma il cellulare non aveva campo. Non avevo mai guidato un'auto, ma dissi a mio fratello di salire nel pick-up, perché saremmo andati a chiamare nostra madre". Marco faticava persino a raggiungere i pedali figuriamoci a guidare, ma incredibilmente è riuscito a guidare fino a un posto dove ha potuto telefonare. Poi sono ritornati nel posto della strage. Il papà era steso a terra, sanguinante. Mina ci indica il petto e dice: "E' qui che gli avevano sparato" e poi indicando anche le gambe "e anche qui". Poi Marco aggiunge: "E anche nelle braccia. Papà stava ancora respirando. Non riusciva a parlare, ma ci fece segno di scappare. Ma non volevamo lasciarlo lì". I ragazzini hanno cercato di caricarlo sul pick-up, ma non ci sono riusciti, non erano forti abbastanza per alzare un uomo adulto in quelle condizioni. "Così ho abbracciato papà, appoggiandomi la sua testa qui" indicando il petto. "Ero tutto sporco di sangue, ma non mi importava", conclude con un filo di voce Marco. Poco dopo Ayad, papà di Marco e Mina, è morto.

I ragazzini riescono a parlare dell'accaduto, ma Mina ha ancora incubi e non si fida di uscire di casa da solo. Marco, più grande, reagisce meglio apparentemente, tuttavia hanno bisogno di cura e guarigione.

Fonte: PorteAterteItalia

venerdì 15 dicembre 2017

MONDO. Madhya Pradesh, arrestati quattro cristiani pentecostali

Tra i detenuti, anche il pastore Karan. I poliziotti fanno irruzione nella Bethel Church e interrompono le preghiere per l’Avvento. Sajan K George: “Nelle piccole aree remote Gesù è l’unico rifugio”.

Mumbai – La polizia del Madhya Pradesh ha arrestato quattro cristiani pentecostali, tra cui un pastore. Il 10 dicembre scorso [domenica] gli agenti hanno fatto irruzione nella Bethel Church, nel villaggio di Kalibai, distretto di Dewas. Lì erano radunate circa 30 persone, raccolte in preghiera nella seconda domenica di Avvento. I poliziotti hanno fermato il pastore Karan e i fedeli Kiram, Bhikha e Bagwan Singh. Poi li hanno trasportati alla stazione di Khategaon, dove sono tutt’ora detenuti. Ad AsiaNews Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), denuncia l’illegalità dell’arresto e lamenta: “È solo l’ultimo episodio di intolleranza contro i cristiani”.

Secondo il presidente del Gcic, “i cristiani sono sempre più intimiditi e molestati. Tra di loro c’è una palpabile paura, soprattutto durante questo periodo di Avvento, dove nelle piccole chiese avvengono servizi di preghiera e funzioni in preparazione alla nascita del Nostro Signore Gesù Cristo”. Sajan K George cita anche la legge anticonversione, “strumento di molestie da parte dei gruppi radicali di destra, con cui essi accusano i cristiani di conversioni estorte con la forza e spingono la polizia ad intervenire in maniera tempestiva per arrestarli”.

In Madhya Pradesh è in vigore la famosa legge anticonversione, nel 2013 emendata in senso ancora più restrittivo, che punisce chi tenta di convertire gli indù al cristianesimo. Il Madhya Pradesh Freedom of Religion Act è entrato in vigore nel 1968 e dovrebbe vietare le conversioni ottenute con forza o con soldi. Tuttavia, tale provvedimento viene sfruttato in larga parte per perseguitare i cristiani, producendo false accuse di conversioni forzate, e chi decide di abbracciare religioni diverse dall’induismo.

L’attivista cristiano conclude: “Nelle piccole aree remote dove Gesù è l’unico rifugio per le persone, dove la gente viene e sperimenta il profondo senso di pace e appartenenza alla comunità di fedeli, i gruppi estremisti interrompono i momenti di adorazione. Essi usano la violenza malmenando anche donne e bambini”.

Nirmala Carvalho | Asianews.it

martedì 5 dicembre 2017

MONDO. Washington pronta a riconoscere Gerusalemme capitale di Israele. Rivolta nel mondo arabo

Entro i prossimi giorni è atteso l’annuncio dell’amministrazione Trump. Il ministro giordano degli Esteri parla di “conseguenze disastrose”. Il movimento palestinese Hamas chiama a raccolta la popolazione e minaccia una nuova intifada. Il capo della Lega araba avverte: in pericolo la “stabilità” del Medio oriente e del mondo.

Gerusalemme – Il ministro giordano degli Esteri lancia un avvertimento agli Stati Uniti, in merito alle “conseguenze disastrose” che seguiranno alla [eventuale] decisione dell’amministrazione Usa di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. In una conversazione telefonica col segretario di Stato di Stato Rex Tillerson il responsabile della diplomazia di Amman Ayman Safadi sottolinea che una simile dichiarazione finirà per infiammare il mondo arabo e musulmano.

La Casa Bianca e il presidente Usa Donald Trump starebbero per annunciare, entro i prossimi giorni, la decisione di riconoscere la città santa come capitale dello Stato di Israele, disponendo anche il trasferimento dell’ambasciata. Jared Kushner, genero di Trump e inviato speciale per il Medio oriente, precisa che “al momento” non è stata presa alcuna decisione. Tuttavia, circolano con insistenza le voci di un annuncio entro il 6 dicembre.

Dal Dipartimento di Stato americano non vi sono comunicazioni ufficiali.

il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha promosso una campagna di pressione internazionale, per cercare di convincere Trump a cambiare la sua posizione. In queste ore dal suo ufficio sono partite una serie di telefonate ai leader mondiali, fra cui il presidente francese Emmanuel Macron e l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan.

La prospettiva di un riconoscimento di Gerusalemme [uno degli elementi chiave del conflitto israelo-palestinese, che entrambi rivendicano come propria capitale] ha già messo in allarme il movimento di Hamas, che minaccia l’esplosione di una nuova “intifada”. “Mettiamo in guardia – dichiara il movimento estremista palestinese in una nota – da una simile decisione e ci appelliamo al popolo palestinese perché riprenda l’intifada se verrà adottata questa ingiusta decisione su Gerusalemme”.

Per il capo della Lega araba Ahmed Abul Gheit un riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte dell’amministrazione Trump finirà per incoraggiare il fanatismo e la violenza e non sarà funzionale al processo di pace. Una simile decisione, aggiunge il leader arabo, rappresenta una minaccia gravissima “alla stabilità del Medio oriente e del mondo”.

Negli ultimi decenni è cresciuta in Israele – fomentata dai partiti fondamentalisti – l’idea di considerare Gerusalemme come capitale eterna e indivisibile. Tuttavia, i palestinesi premono per il riconoscimento di Gerusalemme est come capitale di un futuro Stato. Dal 1948 le varie amministrazioni americane hanno mantenuto la linea della diplomazia fra le parti per il riconoscimento dello status della città santa. In campagna elettorale il futuro presidente Trump ha spezzato decenni di equilibri annunciando il possibile spostamento dell’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme.

(AsiaNews/Agenzie)

venerdì 1 dicembre 2017

MONDO. Argentina. Per i 500 anni della Riforma in 25mila marciano per Gesù

Roma (NEV), 28 novembre 2017 – Per celebrare il Cinquecentenario della Riforma protestante lo scorso 25 novembre 25mila evangelici accorsi da tutta l’Argentina hanno partecipato a Buenos Aires alla manifestazione “Io marcio per Gesù”.

I membri delle denominazioni riunite nella Federazione delle chiese evangeliche in Argentina (FCIA) sono scesi in strada per “condividere uniti l’amore di Dio per dare speranza”.

Nel pomeriggio di sabato scorso battisti, congregazionalisti, luterani, mennoniti, metodisti, salutisti, pentecostali, presbiteriani, valdesi, tra gli altri, si sono dati appuntamento in Plaza de Mayo, per giungere infine a Plaza Congreso dove si è svolto un culto commemorativo.

I presenti, di tutte le generazioni, al ritmo di tamburi e sventolando bandiere argentine hanno partecipato con balli, canti e preghiere. Un particolare momento di raccoglimento è stato dedicato al sottomarino ARA San Juan, tragicamente scomparso con tutto l’equipaggio.

Tra le tante iniziative quella di 500 giovani di una quarantina di chiese evangeliche, che per l’occasione hanno organizzato un flashmob #YoMarchoPorJesus.

La Chiesa evangelica valdese del Rio de la Plata è membro della FCIA. I suoi membri sono discendenti dei migranti italiani che già dall’800 lasciarono il Piemonte. L’Iglesia valdense riunisce i valdesi sia argentini che uruguayani.

Da: nev.it