-->
Italy English Español Portugeus Belgium Netherland Français Deutsch Israel Seguci su: Twitter Seguci su: Facebook Seguci su: Twitter Instagram IN RETE DAL 2005

Perché Dio ha tanto amato il mondo che, ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Giovanni 3:16 |

mercoledì 14 febbraio 2018

MONDO. Bangladesh: coperte per il freddo ai perseguitati

20 gennaio 2018 – Attacco a una chiesa in Bangladesh da parte di un gruppo politico locale

E’ molto freddo l’inverno del Nord Bengali in Bangladesh. Quest’anno le temperature nella zona Tetulia, Panchagarh, hanno toccato il punto più basso nella loro storia. Un responsabile di chiesa, Harun Badsha della chiesa Jineidah (L’Unica Via) col quale collaboriamo ci ha riferito: “I cristiani stanno soffrendo il freddo come mai prima, noi non abbiamo mezzi per aiutarli. Ma grazie a Dio voi siete arrivati con il vostro aiuto e con le coperte!”. Open Doors ha potuto distribuire attraverso le chiese locali con le quali collaboriamo 3250 coperte a 6859 cristiani che non hanno abbigliamento adeguato alle temperature. Spesso i cristiani sono destinati alla povertà, proprio perché considerati cittadini di secondo ordine ed emarginati da diritti fondamentali e opportunità tipiche della società. Un altro cristiano, Majedul di Nilphamari ha detto: “La mia famiglia non aveva molti vestiti adatti al freddo intenso di questi giorni, ero preoccupato ma abbiamo pregato il Signore per i nostri bisogni e voi siete arrivati con le coperte. Ringraziamo e lodiamo Dio per il vostro amore e la vostra cura”. Gonesh Kisku di Kaharol, Dinajpur, dice che, col loro salario di operai a giornata, vivono letteralmente alla giornata. I loro bambini sono i più esposti al freddo. Ringraziamo Dio per l’opportunità di servire queste persone nel bisogno.

E’ in aumento il numero dei cristiani ex-musulmani che affrontano restrizioni e difficoltà con i gruppi radicali islamici, i leader religiosi locali e le proprie famiglie. Vi sono fatwa (nella religione islamica si tratta di una sentenza vincolante emanata da un’autorità religiosa musulmana che il fedele è obbligato a rispettare) messe in atto in tutta la nazione, in special modo nelle zone rurali e vi sono richieste d’introdurre la sharia allo scopo di dimostrare che il Bangladesh appartiene alla “Casa dell’Islam”. I funzionari statali locali creano vari ostacoli ai cristiani, tuttavia il crescente numero di attacchi nel paese da parte del gruppo affiliato allo Stato Islamico ha obbligato le autorità a rigide misure per contenere questi attacchi.

La formazione di cristiani ex musulmani, la distribuzione di materiale cristiano e l’aiuto concreto alle vittime della persecuzione (come le coperte di cui si parla qui) sono i pilastri sui quali poggia l’opera di Porte Aperte/Open Doors in Bangladesh. Desideriamo che la Chiesa continui a essere sale e luce per la comunità.

Fonte: PorteAperteItalia | porteaperteitalia.org

martedì 6 febbraio 2018

MONDO. Vietnam: chiese rese illegali

Riunione dei cristiani di Quang Binh
Il primo gennaio 2018 è entrata in vigore un’altra legge restrittiva per la libertà religiosa. Intanto una chiesa in casa è stata chiusa, un evangelista picchiato e privato di ogni suo bene e persino una chiesa cattolica è stata dichiarata illegale.
Il primo gennaio 2018 la polizia ha fatto visita ad una chiesa in casa nella provincia di Quang Binh e ha vietato ai membri di continuare qualsiasi tipo di attività cristiana, poiché non riconosciuti ufficialmente come chiesa. Gli agenti hanno intimato ai membri di attendere la decisione delle autorità preposte, facendo loro firmare un documento in cui promettevano di non incontrarsi fino al nullaosta del governo. Per ora la chiesa ha fermato le attività domenicali e i cristiani richiedono preghiera.
Va detto che il governo, a vari i livelli (da quello centrale a quello locale) opprime la minoranza cristiana sia mediante le leggi che vengono promulgate, sia attraverso le modalità con le quali tali leggi vengono implementate (e male interpretate) ai livelli più bassi dell’amministrazione. Il 1 gennaio 2018 è entrata in vigore una di queste nuove disposizioni normative, che si aggiunge ad una legislazione sulla libertà religiosa che più che proteggere restringe tale libertà. Pochi giorni fa persino una chiesa cattolica è stata dichiarata illegale dalle autorità locali di Quynh Ngoc, nella provincia di Nghe An (generalmente la comunità cattolica ha maggiore libertà di azione rispetto alle altre in Vietnam).
Altro esempio di persecuzione dei cristiani è quella patita da Vang Atu, un evangelista picchiato, privato di ogni suo bene ed espulso dal proprio villaggio. “Le autorità mi preannunciarono che mi avrebbero tolto la casa, la terra e i miei animali perché credevo in Dio”, afferma Vang. E così è stato. La sua casa era anche il locale di culto dove si riuniva la chiesa ed è stata distrutta. I leader dei gruppi etnici vedono i cristiani come traditori della loro cultura e identità; così, con i favori dell’autorità locale, li perseguitano picchiandoli, espellendoli dai villaggi o disturbando le loro riunioni, ad esempio con lanci di pietre contro i locali nei quali si riuniscono (Porte Aperte è intervenuta fornendo una casa dove stare a Vang e alla sua famiglia).

venerdì 26 gennaio 2018

MONDO. Pakistan: ragazzina cristiana violentata

Domenica 14 Gennaio una tredicenne cristiana è stata violentata in un’area rurale vicino alla città di Gujranwala, a nord di Lahore, mentre lavorava nei campi. Arrestato il colpevole, anche grazie all’intervento del proprietario dei campi, un musulmano.

Domenica 14 Gennaio una tredicenne cristiana è stata violentata in un’area rurale vicino alla città di Gujranwala, a nord di Lahore, mentre lavorava nei campi. Il padre della ragazza, il cui nome non viene divulgato per proteggere l’identità della tredicenne, ha lavorato per più di 30 anni come bracciante presso un unico proprietario terriero. Nel villaggio ci sono solo 4 famiglie cristiane, i cui membri, estremamente poveri, lavorano appunto come braccianti.

Padre di 7 figli, vecchio e affetto da una grave forma d’asma, l’uomo veniva spesso aiutato dalla figlia che si prendeva cura dei vitelli di cui lui è custode. “Mia figlia lavora con i vitelli tutti i giorni, dal primo mattino fino a mezzogiorno, e io la accompagno”, ha detto il padre. “Era domenica e mentre la nostra famiglia partecipava a un matrimonio, mia figlia è andata a lavorare assieme alla sua cugina più giovane. Di ritorno a casa, ho visto che non era ancora rientrata, così sono andato a controllare. Vicino ai campi ho trovato sua cugina, legata nella sua dopatta [tessuto usato per coprirsi il capo]. Ci ha detto che è stato un uomo di nome Zaman Khan a legarla e a portare con la forza mia figlia nei campi, ferendola con una falce. Quando poi ho ritrovato mia figlia, stava ancora gridando aiuto. Appena ha sentito che mi avvicinavo, Zaman è scappato via; intanto noi abbiamo portato mia figlia all’ospedale”.

Zaman Khan, 28 anni, viene da un villaggio vicino e aveva cominciato a lavorare sotto lo stesso padrone solo un paio di giorni prima del fatto. “Quando il proprietario terriero è venuto a conoscenza dell’accaduto si è arrabbiato molto, denunciando il fatto nelle moschee vicine e, solo grazie al suo intervento, Zaman è stato arrestato”, ci ha spiegato il padre della ragazza. “L’intero villaggio è dalla nostra parte, nonostante in esso ci siano solo quattro famiglie cristiane”. La polizia locale ha ricevuto la denuncia e il 16 gennaio la ragazza è stata portata a Lahore per un esame del DNA, mentre il sospettato è sotto custodia in carcere.

Questo atto di violenza è accaduto in un momento in cui tutto il Pakistan è in lutto per una bambina di 7 anni di nome Zainab, violentata e uccisa brutalmente (un caso di cui si è parlato in tutto il mondo). La parlamentare cristiana Mary Gill, che ha fatto visita alla famiglia della ragazzina, ha sfidato l’opinione pubblica chiedendo se la stessa reazione di rabbia scatenatasi per la piccola Zainab (musulmana), ci sarebbe stata anche per la tredicenne cristiana, appartenente ad una minoranza religiosa.

Fonte: Porte Aperte Italia

mercoledì 24 gennaio 2018

MONDO. Uttar Pradesh: arrestati tre cristiani nepalesi perché ‘diffondevano il cristianesimo'

Sono accusati di aver usato linguaggio biasimevole contro gli dei indù. Diverse comunità evangeliche hanno una visione totalmente negativa verso le altre religioni.

Shahjahanpur – Tre cristiani protestanti nepalesi sono stati arrestati e imprigionati perché accusati di diffondere il cristianesimo e di insultare il credo religioso di altri.

I tre, identificati come Indra Bahadur Tamad, Shukra Rai e Mekh Bahadur, sono stati fermati due giorni fa e ieri condotti in prigione (v. foto).

Secondo le accuse contro di loro, i tre sono giunti il 7 gennaio in città e hanno affittato una casa in centro, con il progetto di stare là per diverso tempo.

Due giorni fa, si sono messi a spiegare in pubblico la bibbia. Secondo uno dei presenti, Ravi Prakash Dikshit, essi hanno cominciato a offendere gli dei indù usando un linguaggio biasimevole.
Ravi è quello che ha stilato la denuncia contro di loro.

In ogni modo, la polizia ha dichiarato che i tre verranno con ogni probabilità liberati perché non vi sono “prove credibili contro di loro. Solo alcuni testi religiosi in loro possesso”.

Diverse comunità evangeliche guardano spesso alle altre religioni come qualcosa di irredimibile e idolatria opera del diavolo. […]

Da: Asianews

martedì 23 gennaio 2018

MONDO. Preghiamo per la Bolivia: il Presidente Juan Evo Morales Ayma perseguita i cristiani e limita la libertà religiosa

Matteo 24:9 “Allora vi consegneranno ai supplizi e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome”.

Il suo mandato come Presidente della Bolivia inizia nel lontano 22 gennaio 2006 è il primo Presidente indigeno a guidare lo Stato boliviano in oltre 500 anni di storia dopo la conquista spagnola, è soprannominato anche “el Indio” a motivo delle sue origini etniche e a questo riguardo si diletta ad indossare l’abbigliamento informale negli incontri diplomatici con altri capi di Stato con il suo caratteristico maglione di alpaca a righe la “chompa” che indossa sia in Bolivia e sia nel mondo. Ultimamente sembrava avviarsi verso il tramonto perché la Costituzione del paese limita il numero dei mandati presidenziali a un massimo di due, dopo di ché costringe il Presidente a non potersi ricandidare alle elezioni successive.

Quando tutto sembrava ormai definitivo per il ritiro del Presidente della Bolivia Juan Evo Morales Ayma ecco che avviene una svolta, un innovamento, una nuova risoluzione apportata da una “modifica costituzionale” e per il Paese è l’inizio di una nuova piaga: “la persecuzione cristiana e il divieto di libertà di culto” (Matteo 5:10,12 “Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti che furono prima di voi”).

Dal febbraio 2016, Morales, ha usato tutti i mezzi possibili e inimmaginabili per fare rimuovere questo limite presidenziale attraverso un “Referendum Costituzionale” indetto da lui stesso e dal suo partito (da lui fondato) Movimento al Socialismo (MAS), in questa occasione il suo tentativo fallisce ma dinnanzi a questa sconfitta egli non demorde e si ricandida lo stesso perché non si rassegna ad abbandonare la presidenza del Paese, così presenta una richiesta al Tribunale Costituzionale affinché dichiari “incostituzionali i limiti alla sua rielezione”, questa volta il suo tentativo ottiene successo infatti malgrado l’osteggiamento dell’opposizione a questa mossa di governo la Corte Costituzionale gli consente di ricandidarsi con il decreto emanato il 30 novembre 2017. Per la quarta volta consecutiva, Morales, si ricandida come Presidente della Bolivia grazie a questa modifica costituzionale che glielo consente malgrado che i boliviani l’hanno respinta. Come al solito, in questi Paesi del terzo mondo, la volontà del popolo non viene tenuta in considerazione e dinnanzi all’impossibile sono costretti a subire in silenzio e impotenti quello che i politici decidono per la loro sorte e quella del loro Paese.

Come cristiani questa notizia ci “allarma” e ci “rattrista” molto per il grave motivo che, Juan Evo Morales Ayma, ha iniziato una spietata persecuzione nei confronti dei cristiani e della libertà di culto impedendo loro in modo tangibile e tassativo “la predicazione del Vangelo” e le “riunioni di culto”. Oggi, nel 2018, in un contesto di globalizzazione mondiale così avanzato dove la tolleranza e il confronto fra le varie culture deve essere la base di rapporti civili, è inaccettabile che Morales abbia emanato delle leggi di “persecuzione nei confronti dei cristiani e vietato le loro riunioni di culto” infatti chiunque sarà trovato a predicare il Vangelo sarà condannato con una pena che varia fra i sette e i quindici anni di carcere e la cosa non finisce qui perché sta facendo chiudere tra le 300/400 chiese impedendo così la “libertà di culto” che è stata raggiunta attraverso le lunghe “battaglie simboliche” sostenuti dai nostri predecessori cristiani e dove molti di loro sono stati: martirizzati, uccisi, incarcerati.

Come possiamo interpretare questo retrocedere sulla libertà religiosa in un contesto mondiale così all’avanguardia? Come possiamo interpretare questo atteggiamento di persecuzione nei confronti dei cristiani?
Come possiamo interpretare questa sua azione nel fare chiudere tutte le chiese?
La domanda spontanea che mi sorge è: “perché questa sua decisione e azione solo adesso dopo più di undici anni di presidenza?”. Purtroppo non ho una risposta personale ma mi attengo a un passo biblico che a mio avviso può spiegare chiaramente la motivazione: Giovanni 13:20 “In verità, in verità vi dico: Chi riceve colui che manderò, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato”, come riporta questo passo biblico Morales rifiuta di ricevere il “Signore” e come sua conseguenza rifiuta anche coloro che testimoniano di Lui.

Credo fermamente che Dio è sovrano su tutte le cose e che è Lui a dirigere la storia e gli eventi del creato e dell’umanità e quindi che è nel controllo, anche, di questa situazione.

Invito tutti i credenti e tutte le chiese a pregare a favore della Bolivia affinché questa persecuzione nei confronti dei cristiani e della libertà di culto cessi immediatamente e definitivamente. A Dio sia la gloria oggi e sempre nei secoli dei secoli, amen.

Luisa Lanzarotta | Notiziecristiane.com

domenica 21 gennaio 2018

MONDO. Cina: il mostro si sveglia

Sintesi: La settimana scorsa una grande chiesa nella città di Linfen (provincia di Shanxi, a ovest di Pechino) è stata demolita. Restrizioni e divieti appaiono alla vigilia di una nuova legge sulle chiese.

La settimana scorsa una grande chiesa nella città di Linfen (provincia di Shanxi, a ovest di Pechino) è stata demolita: il video della demolizione con le cariche esplosive sta facendo il giro del mondo riaccendendo l’attenzione sulla violazione della libertà religiosa in Cina. Ma la Cina di fatto non è ancora uscita dalla nostra lista dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani (43°).

Non è infatti la prima chiesa ad essere stata demolita. Sotto la presidenza del potente Xi Jinping, il governo cinese sembra aver riavviato negli ultimi tempi una sorta di strategia contro i cristiani, distruggendo chiese e rimuovendo molti simboli religiosi da vari edifici: pare che il Partito comunista cinese stia vivendo una recrudescenza del vecchio approccio per il quale il cristianesimo era visto come parte della filosofia occidentale e quindi una minaccia alla sua autorità. La chiesa di Linfen ospitava una grande comunità di svariate migliaia di membri e la storia di ingiunzioni a chiudere, arresti e minacce è partita dal 2009 (il pastore era stato arrestato e detenuto a lungo): sembra dunque una sorta di caso esempio per tutte le comunità cristiane che mal sopportano i controlli e i divieti del governo. A tal proposito, divieti di celebrare il Natale sono stati implementati in alcune città e zone, mentre in altre tutto si è svolto con normalità.

Il 1 febbraio 2018 entrerà in vigore una nuova legge che regolerà le chiese non registrate (fuori dal discusso Movimento delle 3 autonomie) e i pastori e responsabili di chiesa si stanno preparando. Secondo i nostri contatti, questi responsabili nel caso in cui le loro chiese vengano soppresse e chiuse dallo Stato sono pronti a dividere le congregazioni in gruppi più piccoli (meno invisi dallo Stato) o addirittura a tornare alla forma delle chiese in casa (una strategia che ha permesso alla chiesa di crescere nel periodo di forte persecuzione comunista). Di fatto già varie chiese non registrate hanno ricevuto avvisi dalle autorità di non riunire troppe persone o sarebbero state chiuse.

A tale situazione va aggiunta la nota questione degli uiguri e dei cristiani di origine musulmana o buddista tibetana delle regioni autonome dello Xinjiang e Tibet, soggetti a restrizioni e vessazioni del governo e a persecuzione della società e dei familiari.

Anche in termini di persecuzione dei cristiani dunque, la Cina si dimostra complessa da capire: ciò che è certo è il bisogno di saggezza e preghiera che ha la chiesa cinese, una delle più grandi e più in crescita negli ultimi anni.

Fonte: PorteAperteItalia

giovedì 18 gennaio 2018

MONDO. La Bolivia bandisce l’evangelizzazione?

Profonda preoccupazione degli evangelici per una legge che affianca organizzazioni criminali e religiose

Gli evangelici e altre organizzazioni cristiane della Bolivia sono in grande allerta per la minaccia di una nuova legge che potrebbe vietare ai gruppi religiosi di condividere la loro fede. L’Associazione nazionale degli evangelici in Bolivia (Andeb) avverte che un cambiamento in questo senso nel Codice Penale equivarrebbe a un «abuso di Stato» contro i cristiani, in quanto potrebbe rendere l’evangelizzazione un crimine.

La nuova legge mette insieme gruppi criminali e organizzazioni religiose: l’articolo 88.1 del Codice, recita infatti che «chiunque recluti, trasferisca, privi della libertà o ospiti persone con l’intento di reclutarle a prendere parte a conflitti armati o a organizzazioni religiose o di culto sarà condannato a 5-12 anni di prigione». Questo significa la messa al bando della predicazione «di strada», ma persino invitare qualcuno a un’iniziativa cristiana potrebbe trasformarsi in reato.

Gli effetti della legge andrebbero a colpire sia cattolici che evangelici, che insieme formano circa il 19% della popolazione, due milioni di persone. Secondo i rappresentanti delle comunità evangeliche, questa legge potrebbe significare la fine della libertà religiosa nel paese. Profondamente preoccupati, dopo un incontro straordinario i membri dell’Andeb hanno formato una Commissione nazionale di emergenza per monitorare la situazione e tenere alta l’attenzione sul tema: «Terremo alto il livello di allerta degli evangelici boliviani, e organizzeremo in tutte le città e i luoghi dove ci sono chiese o organizzazioni cristiane evangeliche degli eventi, riunioni, incontri di preghiera e intercessione».

L’Andeb non ci sta a essere messa «in una situazione in cui praticare il Vangelo viene criminalizzato»: in una dichiarazione pubblica nazionale afferma che la nuova legge «è imprecisa, ambigua, scritta male, contraddittoria, e il suo potere punitivo costituisce un abuso di stato», e esprime il timore che l’ambiguità possa «spianare la strada a interpretazioni strumentali, che potrebbero essere usate contro le nostre organizzazioni religiose».

L’Andeb rifiuta decisamente che le proprie attività di culto possano essere incluse nella lista dei possibili comportamenti contro la legge, e osserva: «Il legislatore dimentica che le chiese cristiane evangeliche in Bolivia sono organizzazioni religiose riconosciute dallo stato, e quindi, entità del tutto legali». La nuova legge colliderebbe infatti con la Costituzione, che tutela la libertà religiosa e di culto per chiunque. I gruppi religiosi non sono i soli a lamentare una riduzione della libertà di culto: anche i giornalisti hanno denunciato la minaccia per la libertà di parola e dei media.

I leader evangelici hanno poi esortato i politici a «lavorare su un nuovo Codice Penale che rifletta la realtà sociale della Bolivia». Infatti, lamentano la scarsa partecipazione della cittadinanza nella scrittura della legislazione e fanno appello a una nuova legislazione che «emerga da un consenso e da un accordo sociale di tutti i settori del nostro paese».

I leader cristiani sono uniti per cercare una soluzione attraverso «un dialogo aperto e propositivo», mentre nelle piazze di La Paz, Santa Cruz, e diverse altre città da dicembre si è cominciato a manifestare; per oggi, martedì 16 gennaio, è prevista una marcia pacifica a Cochabamba, mentre la prossima domenica le chiese sono invitate a una speciale giornata di preghiera e digiuno.

Immagine: By Joel Alvarez (Joels86) - Own work, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5091216

Fonte: riforma.it